Opera Barocca

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Josè Ardomanno Antonio Marrìo, che per brevità chiameremo d’ora innanzi soltanto Manombra, andava fiero del culo rubizzo assìso alla parete di destra. Ne gustava le curve lentamente, rosicchiando tabacco di pregiata provenienza. Pittura opera e vanto di Josè Josè, primogenito di secondo letto, fido ispiratore e delfino in pectore. Il prezioso luminescente era custodito nella cassaforte di Maria Cavalèra Malacàra, vampa brillante dell’artista talentuoso, che la immortalò mentre, sciolta chiome sparse, scivolava dall’elicottero alla vasca della tenuta di Monte Carioso. L’adorazione del diamante era scandita da precisa e segretissima liturgia di cui solo Manòmbra sapeva e dunque qui ne tralasceremo i dettagli, confidando nell’arguzia e l’acume di lettori sapienti. Il vecchio, buon domatore e buongustaio, non disdegnava le selle dei purosangue, prelevandoli dalle stalle altrui, dopo averne pettinato bene il pelo, come accadde in questa storia, quando andò ad aprire serrature di cui solo il rampollo disegnatore teneva le chiavi. Taciti accordi stipulati sotto il sole cocente tra Manòmbra, occhio di pece, e Malacàra sinuosa, abboccamenti tenuti nelle stanze vitree della Sfera, il grande cerchio che dominava Monte Carioso tutto intero.

© micolgraziano

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