Le storie di Dora

Dora smontò e schiaffeggiò la tre volumi che si sbilanciò un poco a sinistra. Arruffata, tastata, lambìta; lucida: sì, tanto da ricordare che nella borsetta variopinta, che gola faceva a Tina, ballavano quattrini saporiti. Che soddisfazione, pigliarsi quel laccetto, ottava meraviglia, tubavano da mesi e giorni e anni, su e giù, con battiti di ciglia lo baciava appassionata, andava e veniva, Sarai mia, Bellamore, collana regale, le promise un giorno, e volere è potere, la marcia nuziale sònava già, il tempo d’incipriarsi il naso. Bellamore, ti piaccio? Vedrai, che vita!, le parlava dolce, e su e giù, andava e veniva, con battiti di ciglia la sfiorava. Poteva sfoggiarla, fantasticava, con quel vestito a macchia di leopardo, oh sì, che la fasciava da Dio, e pareva una sirena, oh, che collana da urlo.

©MicolGraziano | Tutti i diritti riservati

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