Monsieur Dubois

Monsieur  Dubois  spazzolò  i  mustacchi  con  cura.  Consumò  una zuppa di lenticchie  ed  una  fetta di  pane nero.  Finito  che ebbe, saltò in  sella  e pedalò  adagio  lungo  rue  de Chantoix.  Le mani  avvolte  in  guanti di  lana,  a difenderle  dal  freddo.  Era  felice. Monsieur  Dubois  benediceva il  cielo  e le stelle  e i  pianeti  ogni  giorno  che Dio  mandava  in  terra.  Camminando  rendeva  grazie. Come ogni  venticinque  del  mese era  diretto  all’Etoile,  per  la replica di  Adieu, bonne  nuit,  la storia di  Gustave,  ottuagenario, scultore  di ferrivecchi.  Si  fermò  all’altezza  del  Caffè  Mureau, sistemò  amorevolmente Baguette, la sua bicicletta, e togliendosi  il copricapo,  ordinò una  cioccolata bollente, speziata di  menta. «Tutta vita,  Monsieur!» «Vita!  Vita!» e bevve a grandi  sorsi. Gerarde,  il garzone,  non capì  mai  come quel  vecchio  potesse scaraventare in  corpo  certa brodaglia infuocata.  Vide  una giovane donna sputarla  sul bancone,  con  gli  occhi  di  fuori.  Ma  Dubois  ne andava ghiotto. «Siete un  artista,  voi?» «Prego?» «A-r-t-i-s-t-a….» «Robivecchi,  s’il vous  plait» «Vi  ho  visto  fumare  sigarette bianche doppio  filtro…» «Il  cielo  vi  conservi  in  salute,  giovanotto» Disse così  e lasciò rimbalzare le  monetine  accanto  alla  tazza di porcellana. Uscì  e respirò  a fondo.  Complice  la fida  Baguette,  raggiunse il  portoncino dell’Etoile. L’aria  era umida.  Era piovuto  la mattina.  Le ossa gli  facevano  male. Arrivò  con  un’ora  generosa di  anticipo. «Volete acqua?  »,  chiese Dominique,  il  direttore. «Gradisco.  Un  po’  di  menta?»,  porse  una scatolina,  tonda  di  latta,  con delle  pastiglie infarinate di  verde. «Cos’è  uno  scambio?» «Lo  vedete così?» «Vado  a pulirvi  la  toilette» «Non  ve ne  incaricate,  avete queste carte da sistemare,  farò  da me» «Decisione vostra.  Ricordatevi  che la lampadina  è fulminata.  Prudenza quando  entrate.  Se volete, potete sistemare il  mezzo  nella vasca,  tanto  ormai  serve solo  a quello» «Molto  gentile.  Baguette  vi  ringrazia.  Sapete,  di  grazia,  quanta gente verrà?» «Mmmh?» bofonchiò «Per  caso,  quel  vostro  amico…Monsieur  Bernard…?  Lo  avete sentito…?» Dominique scatarrò per terra e tirò  su  col  naso  con  un  ghigno  da pirata. «Bella  serata,  vero?» «Se lo  dite voi» «Pareva dovesse venire giù  il pandemonio,  guardate invece….Una bella fortuna,  che non  sia scesa  l’acqua.  Ma  salve,  Madame Fontaine,  quanto  tempo!» «Siete qui  voi?» «Puntuale,  come ogni  venticinque del  mese.  Restate?» «In  bocca al  lupo  – tagliò  la donna  – sono passata a consegnare la  spesa. Ecco:  lardo  strutto  e  dieci  bistecche con  l’osso» «Quanto  vi  devo?»  raschiò  Dominique «Domani,  domani  facciamo  i  conti,  dormite  sereno  ora,  buona  notte»,  filò via di  corsa. Monsieur  Dubois  prese  la sua  valigetta e si  diresse in  camerino.  Mancava poco.  Si  sistemò  la  giacchetta a quadri.  Tolse  la forfora dalle  spalle.  Pettinò  i  mustacchi  lungamente. Le dieci  meno  un  quarto.  Il  campanile  scandì  il  tempo. Spostò  il  velluto  cremisi  che divideva la sala dal  foyer:  «Nessuno?» «Chi  vedete?» Dubois  tornò  in  sala. «Dubois!»  grattugiò  acido  Dominique «Sì…» «Cinque minuti!  Poi  chiudo  tutto!  Non  ho  neanche cenato» Dubois  annuì. Sedette a contemplare il  palmo  della mano.

Gustave  Gustave,  adieu,  bonne  nuit

Gustave  Gustave,  adieu,  bonne  nuit

Gustave  Gustave,  adieu,  bonne  nuit

Fuori  pioveva a dirotto.  Un  tuono  gli  bussò  nel  petto.

(Roma,  31  marzo  2013) 

©MicolGraziano | Tutti i diritti riservati

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