Le storie di Dora

Mercoledì. Dora cobra sul divano. La saliva le colava dal labbro, bagnava la stoffa. I cuscini macchiati. Della sua lingua sonante biforcuta. Ma Dora accusava Mila, d’insudiciare i tessuti, impataccare ogni cosa. Insudiciare la sua vita. Con la sola presenza. L’odore di vecchio ripugnante. Una volta le mise le mani alla gola, Io t’ammazzo, brutta porca. M’hai rovinato gli anni migliori. Disse così che era una domenica di maggio, la primavera alle porte, le rose in fiore. L’aria profumata; colorata. Veniva al solito da una notte di follie all’anice. Succhiate di neve bianca, capezzoli strizzati. Era una domenica di maggio, Mila sprofondata in poltrona, annaspava dentro lo schermo a cannone. Galleggiava in un film americano sulla smania di successo. Protagonista un’intrigante che avrebbe accoppato chiunque pur di recitare la parte della prima donna. L’intrigante si mise dietro ad una diva osannata. L’adulò. Tentò la scalata. Doppia come poche, ci riuscì, l’intrigante. Un giochetto da bambini fu entrare nelle grazie della diva di successo. Conquistata la vetta, arrivata sull’Olimpo, le scippò lavoro e fama. Mila osservando l’intrigante ritrovò la foga eccentrica di Dora, le movenze, gli sguardi, le parole eccessive, esorbitanti. Così uguale a Dora, l’intrigante, mentre pestava i piedi e strillava. Identica a Dora che incollava le minne e le labbra sulle copertine patinate. Il paragone le venne spontaneo. Non si tenne, accantonò la bilancia, svuotò il sacco intero tutto a terra, Mi sembri tu. Questa femmina intrigante pare tua sòro. Dora soffiò col pelo dritto, Ch’ hai detto? Ripetilo, se tieni coraggio! Tu parli, che un mignolo mai lo alzasti in vita tua! Che te ne stai qua con le mani in sacchetta? Avessi fatto almeno la bottàna! Perché non muori? Anzi, un giorno t’ammazzo io, accussì la facèmo finita. Di sacrifici io, mormorò Mila, subito però colpita al petto, Sacrifici? Patetica! Hai sempre fatto lavorare to’ marito che ti risolveva tutte cose. Ti trovi con l’acqua alla gola? Affoga! Peggio! Perché m’hai rovinato la vita, vergognati! Fallita! Dora, cobra spietato, se la mangiò viva. Mila sentì lo stomaco di Dora sotto le narici, Ti faccio morire prima del tempo; frigna, frigna, cosa inutile. Mila ebbe un giramento di testa e dovette reggersi le tempie per non rotolare giù.

© Micol Graziano (2011) | Diritti riservati

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