Lettera a John Cheever

«Perdona la mia disperazione»

Ciao John, ti leggo sempre. Ieri mi sono alzato alle due di notte per andare in bagno a pisciare. Ne ho approfittato per buttare giù un bourbon. Non ho amici. A chi racconto la mia vita? È triste scrivere un diario per tenerlo nel cassetto. Di te mi fido, invece. Perché? Ti dà fastidio sentire le chiacchiere di uno sconosciuto? Dovrei provare imbarazzo io, invece ora ne godo, quasi. Non è strano? Sono un narcisista, secondo te? E niente, uscito dal bagno, dicevo, ho dovuto pulire il vomito del gatto. Non è un bel modo di iniziare una lettera, volevo scriverti qualcosa di incisivo, potente, ma voglio anche essere sincero. Perché tu lo sei sempre, e mi piaci proprio per questo. L’altra notte, allora, sono sceso dalla camera da letto in mutande e ho trovato quello spettacolo sul tappeto. Ho strillato e fatto il matto perché mi fa schifo togliere certa roba, anche se gli animali non hanno colpe. L’amica che stava di sopra si è precipitata, sentendomi gridare e sbattere. Si è messa davanti mentre mi riempivo il bicchiere; fumava una sigaretta. L’ho fissata e preso dalla voglia l’ho baciata e baciata e baciata. Non si tratta solo di accontentare l’uccello, per questa donna provo qualcosa di grande che mi fa venire le lacrime agli occhi. E tu? Che mi racconti? Non mi sono presentato: vado in chiesa quando ho tempo. Scribacchio e invidio quelli più bravi di me. Sono un tipo virile. Gioco a golf e quando piove raccolgo lumache. Il mio viso è avvenente, almeno così raccontano le donne che vengono a letto con me. Io trovo molto romantico che mi dicano questo. John, mio amico lontano, mi sento incompleto e solo. L’altra sera, a Roma, sono andato al cinema a vedere un film di Pasolini. Accanto a me c’era un uomo biondo e alto con gli occhi azzurri. Il tempo di un cenno. Un’erezione. Usciamo complici come avviene di rado e mi porta nella sua macchina. Ottengo quello che desideravo tanto. Dopo l’euforia cala il buio. Torno a casa distrutto. Infelice. Ho paura di morire. Come sarà la morte, lo sai? Oh, John, perdonami. Perdonami. Perdona la mia disperazione. Sono sciocco e invadente. Avevo bisogno, però, di scrivere a un amico; anche se tu neppure mi conosci. Perdonami. S.

© Micol Graziano | Diritti riservati

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