Lettera a Katherine Mansfield

«Rose a colazione»

Katie, carissima, ho ventisei anni. Ti scrivo perché altrimenti non riuscirei a dormire. I sogni sono la mia prigione. Mi sento una bambola di porcellana. Tante volte ho desiderato chiudermi la porta alle spalle, in silenzio, dopo il tè del primo mattino, ma qualcosa mi spinge indietro, sempre e sempre. Sono alla ricerca vana e continua di bellezza e libertà. Ero sul punto di partire, giovedì scorso, ma presa dai rimorsi (già in stazione, con una grande valigia scura, in cui avevo infilato tante speranze), nulla da fare: sono corsa a casa di fretta, come inseguita da un mostro. La tragedia è il mio matrimonio, la tragedia è mia madre, una strega, che detesto con tutta l’anima. Sono un’artista, un’attrice, e invece…Recito, canto divinamente, suono il violoncello, il pianoforte e la tromba. Suono la tromba quasi come un uomo, detesto cucire, ricamare, spettegolare di mutande, come fanno le donne sposate, attorno al fuoco. Mi tocca cucinare uova strapazzate al mattino senza neanche una domestica. Il denaro scorre abbondante, la sciagura è l’avarizia di mio marito che conta anche gli spiccioli per il latte di nostro figlio. Katie, dear Katie, ti ho già spedito una lettera, e ora prego, come una folle, affinché torni indietro perché era confusa e chissà che idea ti farai. Povera me! Sto impazzendo. Quante fantasie! Ascolto la voce del mare e immagino che il vento mi trascini via, forte e libera. Ho rinunciato ai viaggi, al teatro; sì, in famiglia odiavano la vita bohémienne, a tal punto che mi sono sentita stupida e strana per averla tanto voluta. La sera, in hotel, dopo il teatro, mi inebriavo di profumi e fiori notturni. Scintillavo come un diamante. Scorgevo l’oro ai lati degli occhi. Santo cielo, dov’è l’incanto adesso? Di giorno respiravo l’odore dei garofani tra le mani. Vorrei che tu fossi qui ora per ringraziarti di persona. Sì, Kass cara, della gioia meravigliosa che mi portano, almeno, le tue parole. Voglio volare. Un passerotto mi ha detto di sì. Che tu un giorno mangerai petali rossi con me. Amami un poco, s’il vous plaît. Anzi, no, non disturbarti. Addio. Addio. Eve.

© Micol Graziano | tutti i diritti riservati

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