Lettera a Doris Lessing

«Il gatto Tom»

Doris, oh Doris, le scrivo con gli occhi rossi. Piango da giorni. Sono disperato. La prego, per favore, Doris, mi ascolti, pietà, pietà di un vecchio come me. Mi rivolgo a lei, Doris, prima di ingoiare il veleno. Ho delle scorte per ammazzare i topi. Sono rotto e malato. Vivo in un buco, senza acqua calda e senza luce. Con le unghie e con i denti ho resistito. Sempre ho pensato che un tetto è qualcosa quando non hai che stracci, ma ora tremo. Ho paura, ho paura, che qualcuno mi sbatta fuori. Noi vecchi siamo mosche rognose da scacciare, soprattutto se malati, puzzolenti e con la pelle gialla. Non chiedo carità. Non deve sentirsi in colpa. Mi dia, se possibile, solo una mano d’aiuto per il mio gatto. Che ne sarà di lui? Io posso togliermi dai piedi, ma voglio che lui sia felice. La prego, faccia qualcosa. Ho sgobbato tutta una vita, per finire, oggi, senza un tozzo di pane. La prego, Doris, abbia pietà, abbia pietà di me. Io le voglio bene. Mi aiuti, mi aiuti, mi aiuti. Aiuti il mio piccolo Tom. Trovi una soluzione per lui. Non voglio che finisca per strada. È così fragile. È così buono. Mi aiuti. Anche poco. Anche poco. Henry

© Micol Graziano | tutti i diritti riservati

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