Lettera a Edgar Allan Poe

«Prima gli affari»

Mio caro Edgar, studio all’Università della Virginia. Leggo la sua rivista con interesse e le sarei grata se potesse pubblicare questo brevissimo racconto:

«Il canarino che tengo in salotto sanguina. Mi resteranno solo bottiglie di Amontillado. Lui è crudele. Non sono pazza. Vincerò! Vincerò! Mio adorato cugino, ti domanderai, forse, il motivo di una decisione che qualcuno direbbe insana, qualcuno con poco sale in zucca, non di certo io, e sul mio candore chiunque può giurare. È inaccettabile, però, che lui si prenda gioco di me. Io non voglio bugiardi tra i piedi. Nessuno deve prendersi gioco di me. Avrà la fine che merita. Lo colpirò alla nuca, all’ora della luna. Sarà semplice perché è giusto. È te che amo, mio caro. Non esitare. Recati all’ indirizzo che sai. Potremmo andare alla sfilata di Carnevale e ballare fino a tardi. Resterai a bocca aperta. Metti una mano sul cuore ora, e sentirai la mia voce».

Aspetto un cenno. Potrei invaghirmi di lei, sono sincera. Ma non ora. Prima gli affari.

Stima e saluti.

Beth

© Micol Graziano | Diritti riservati

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